I SUONI

 

L’AUDIO LIBRARY DI OPEN SOUND

Cori arbëreshë, zampogne, campanacci, cupa cupa, e percussioni: Tutti i suoni resi disponibili qui sono open source, non proprietari, corali e collettivi, generati con strumenti autocostruiti, resi disponibili online ad artisti di tutto il mondo per remix o sessioni live.

I suoni sono stati selezionati nel corso delle esplorazioni lucane dell’ensemble curatoriale di Open Sound in terra lucana, tra Tito, Satriano, Accettura, San Mauro Forte, Tricarico, San Costantino Albanese, Matera. Ritmi e linee melodiche sono state poi registrate in successive sessioni in studio.

CALL PER PRODUCER
Ricomponendo questi suoni antichi di millenni in chiave elettronica i producer di tutto il mondo possono partecipare alla call di Open Sound ed essere ospiti del festival a Matera. Le tracce selezionate risuoneranno sul main stage.
Scopri come partecipare alla CALL.

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CAMPANACCI

L’uso fondamentale è quello di essere portati al collo dagli animali. Trovano poi un utilizzo importante in contesti rituali, soprattutto nelle mascherate collegate a S. Antonio Abate, che nell’iconografia locale ha con sé il maiale e la campanella. Gli eventi più significativi sono quelli che hanno luogo a Tricarico, Accettura, Salandra e soprattutto a San Mauro Forte dove vengono utilizzati anche campanacci costruiti appositamente per l’occasione, come quelli del fabbro Rocco Giammetta, ottenuti sagomando fogli di lamiera.

CUPA CUPA
Il tamburo a frizione presenta anche altre denominazioni locali, come cupe cuipf (Stigliano), cubbf cubbf (Tricarico) kupi kupi (paesi arbëresh, la minoranza linguistica degli albanesi d’Italia). Viene costruito con un recipiente di legno (un barile o i recipienti usati per misurare il grano), di latta o di terracotta, una membrana (di stoffa, di pelle animale o vescica di maiale), e una canna, fissata perpendicolarmente al centro della membrana ma senza bucarla. Usato soprattutto durante il periodo di carnevale per accompagnare il canto, sia i testi improvvisati durante le mascherate che i canti narrativi. A Matera la cupa cupa indica anche lo specifico canto di questua della locale tradizione urbana, eseguito a carnevale, accompagnato anche da strumenti moderni come chitarra e fisarmonica.

ZAMPOGNA
Solitamente indica la zampogna a chiave (modello campano-lucano), con ance doppie, due chanter e due bordoni. Le misure, in palmi (25 cm circa) vanno dalla più piccola, di 2,5 palmi, fino ai 6 della più grande. Presente soprattutto nella parte sud-occidentale della regione lucana; in quest’area si trovavano e si trovano importanti costruttori, oltre a importanti feste che sono il tipico luogo di incontro dei suonatori. Il costruttore più importante oggi è Antonio Forastiero; in passato erano attivi Carmine Trimarco di Polla (Sa), Nicola Mazzillo di Auletta (Sa) Giuseppe Bellusci di Trebiscce, Andrea Pisilli di Farneta di Castroregio (Cs), Giuseppe Belviso di Viggiano (che suonava alla mancina). Nelle zone centrali e meridionali della regione viene usata soprattutto da sola e svolge una funzione solistica; in quelle più vicine alla Campania accompagna in prevalenza la ciaramella.

CANTI ARBËRESH

“Vallja”
Danza cantata presente nei paesi arbëresh, la minoranza linguistica degli albanesi d’Italia; eseguita nelle vie del paese in occasione della festività di Pasqua, durante i riti di nozze e in occasioni celebrative.

“ V asˇ a vasˇ ”
Denominazione utilizzata nelle frazioni di Avigliano per un repertorio di canti polifonici ad accordo a due parti, che prevedono la presenza di una parte solista e un piccolo coro.

“Vjeshe”
Forma di canto polifonico, principalmente a due voci, presente nei paesi arbëresh, prevedono una voce solista e un piccolo coro di accompagnamento. Eseguiti in varie occasioni, ma soprattutto durante i riti di nozze.

I testi sono tratti da “NEL PAESE DEI CUPA CUPA. Suoni e immagini della tradizione lucana”, di Nicola Scaldaferri e Stefano Vaja